Ha fatto molto caldo, si chiama estate
State pronti: se Isaac quest’oggi dovesse passare da “tempesta tropicale” a “uragano” e (Dio non voglia) causare danni e vittime in Florida, ricomincerà la corsa a spiegarci che la colpa è del clima che cambia a causa dell’uomo, che l’Artico non è più quello di una volta e che si stava meglio quando si stava peggio. Nessuno ad esempio racconterà che sono ben cinque anni che in quella zona un uragano non tocca terra, un record: una statistica che significa poco, vero, ma tanto quanto quelle su cui si basano gli allarmi che da un paio di mesi accompagnano previsioni e dati meteorologici italiani.
3 AGO 20

State pronti: se Isaac quest’oggi dovesse passare da “tempesta tropicale” a “uragano” e (Dio non voglia) causare danni e vittime in Florida, ricomincerà la corsa a spiegarci che la colpa è del clima che cambia a causa dell’uomo, che l’Artico non è più quello di una volta e che si stava meglio quando si stava peggio. Nessuno ad esempio racconterà che sono ben cinque anni che in quella zona un uragano non tocca terra, un record: una statistica che significa poco, vero, ma tanto quanto quelle su cui si basano gli allarmi che da un paio di mesi accompagnano previsioni e dati meteorologici italiani. E’ stata un’estate calda; più calda della media (là dove per “media” si intende il risultato di temperature più alte e più basse registrate negli anni, però), ma pur sempre estate. Diversa da quella del 2003 per molti aspetti (ha fatto meno caldo ma per più giorni di fila e in un arco di tempo minore), circoscritta, in Europa, soprattutto alla zona mediterranea, e molto siccitosa negli Stati Uniti. Estate.
Eppure qui da noi è stata raccontata come un inferno, complici anche nomi sempre diversi per chiamare lo stesso fenomeno (Caligola, Caronte, Lucifero…), figli di una strategia mediatica più che di studi scientifici. Adesso che agosto è agli sgoccioli e sembra che non ci saranno più picchi di caldo (ma la meteorologia è il regno delle previsioni sbagliate, attenzione) ci si concentrerà sulle piogge, dimenticando in fretta le topiche, come le “bombe d’acqua” che avrebbero dovuto colpire Genova e non si sono viste, ed enfatizzando eventi che si rivelano dannosi per una combinazione di circostanze difficilmente riconducibili al riscaldamento globale e ai suoi succedanei. Diversi studi dimostrano come l’aumento dei danni provocati dagli eventi meteorologici estremi (trombe d’aria, uragani et similia) negli ultimi anni siano dovuti alla sempre maggiore urbanizzazione delle zone colpite. Là dove un secolo fa non c’erano abitazioni, infatti, un nubifragio non causava morti e feriti, oggi sì. Lo stesso Ipcc, il panel di esperti voluto dall’Onu per studiare l’effetto delle attività umane sul clima, qualche mese fa ha ammesso che non vi è nessuna evidenza di un aumento della potenza o del numero di questi eventi estremi. Ma questo non lo racconteranno.